I cordini anticaduta e di posizionamento, insieme a moschettoni e connettori, rappresentano degli elementi indispensabili nella catena dei dispositivi di sicurezza anticaduta durante i lavori in quota. Ma come si distinguono? E quali requisiti devono rispettare? Ecco tutte le informazioni da conoscere. Le prerogative dei cordini anticaduta: normative e tipologie Quando si parla di cordini anticaduta facciamo riferimento a dei DPI flessibili. Servono per collegare l’imbracatura dell’operatore ad un dispositivo anticaduta o ad un punto di ancoraggio. Sono dotati di connettori e di un assorbitore di energia, concepito per dissipare la forza d’arresto originata da un’eventuale caduta. Devono rispettare le linee guida stabilite dalle normative EN 354 ed EN 355. La prima specifica i requisiti, i metodi di prova, le informazioni fornite dal fabbricante, la marcatura e l’imballaggio per i prodotti. La seconda, invece, riguarda le caratteristiche dei sistemi di assorbimento e dissipazione delle energie, altri componenti indispensabili dei cordini anticaduta. Ne esistono diverse tipologie: A lunghezza fissa e longe. Presentano una lunghezza definita, data dalla somma dell’insieme cordino + connettori + moschettone. Il termine longe indica la componente flessibile dello strumento. Regolabili. È possibile regolare la lunghezza dello strumento tramite una fibbia o un dispositivo bloccante. È fondamentale in diverse situazioni, ad esempio quando si utilizzano linee vita che vedono l’operatore in trattenuta. Guidati. Trasformano un cavo d’acciaio o una fune flessibile in una linea verticale. Sono scorrevoli, seguono i movimenti dell’operatore e sono collegati a connettore ed imbracatura. Si bloccano nel caso di una caduta, frenando l’accelerazione. Retrattili. Sono tra i più diffusi e sono disponibili in diverse dimensioni. In questo caso, il meccanismo di assorbimento è interno. Situazioni di utilizzo dei cordini Come già accennato, i cordini anticaduta rappresentano uno dei possibili mezzi di collegamento tra l’operatore e il punto di ancoraggio selezionato. Possono essere impiegati sia verticalmente (con il punto d’ancoraggio al di sopra dell’operatore), che orizzontalmente (con gli ancoraggi posti al di sotto dell’attacco o al livello del piano di calpestio). La seconda opzione viene quasi sempre sconsigliata in quanto il fattore di caduta aumenta esponenzialmente! Si tratta di strumenti indispensabili in tutti quei contesti in cui l’operatore è sottoposto a rischio di caduta, ad esempio su un tetto o su spigoli vivi di balconi. In particolare, si utilizzano quando non è possibile installare parapetti o impalcati di protezione. Le caratteristiche dei cordini di posizionamento Per ciò che riguarda i cordini di posizionamento, rispondono alla normativa EN 358 e hanno la sola funzione di trattenuta. Consentono all’operatore di adottare una posizione stabile, mantenendo le mani libere per lavorare. Attenzione però: non si tratta di dispositivi anticaduta e si utilizzano in combinazione con imbracature e cinture di sicurezza. Devono essere dotati di un elemento di regolazione della lunghezza, staccabile e indipendente. Integrano, poi, dei dispositivi chiamati cricchetti, che si bloccano automaticamente garantendo comfort e sicurezza. Sono realizzati in diversi materiali: fune ritorta, a trefoli, corda statica o semi-statica, cinghia o cavo d’acciaio e sono disponibili in varie misure. Possiamo dividere i cordini di posizionamento in due macro-categorie: quelli destinati ai lavori in quota (con i piedi in appoggio) o quelli impiegati in sospensione. I principali contesti di utilizzo degli articoli di posizionamento Esistono diverse situazioni in cui si utilizzano i cordini di posizionamento: Su tralicci. Il cordino di posizionamento serve per operare a mani libere in sicurezza, effettuando operazioni durante la fase di risalita. Su scale portatili. Il cordino serve sia per svolgere operazioni sulla scala stessa, che per raggiungere un’altra posizione. Su un piano stabile a caduta impedita. Ad esempio, su tetti, terrazze con spigoli vivi o lucernari. Serve per creare un’area sicura del piano orizzontale, per permettere all’operatore di raggiungere le zone a rischio caduta. Su una piattaforma aerea o PLE. È essenziale prediligere un cordino regolabile in lunghezza, per impedire che il lavoratore sia sbalzato in caso di improvvise oscillazioni della struttura. Dove trovare le soluzioni anticaduta e di posizionamento più performanti? Da Work Secure! Nel catalogo di Work Secure, realtà italiana specializzata nell’ambito della sicurezza sul lavoro sono disponibili diverse tipologie di cordino. Il modello del brand MSA Safety, ad esempio, è concepito per effettuare collegamenti tra l’imbracatura di sicurezza e il punto di ancoraggio stabilito. Il cordino regolabile per il posizionamento sul lavoro GRILLON di Petzl, disponibile in diverse lunghezze, è una delle longe più vendute in Europa. Invece, SEKURALT 239 di Irudek è il cordino basico per il posizionamento sul lavoro. Dispone di certificazione EN 358 e si utilizza facendolo passare intorno ad un profilo, affinché raggiunga un posizionamento ottimale. Senza dimenticare, infine, che Work Secure offre un servizio di noleggio dei dispositivi necessari per la sicurezza delle aziende.

 

I cordini anticaduta e di posizionamento, insieme a moschettoni e connettori, rappresentano degli elementi indispensabili nella catena dei dispositivi di sicurezza anticaduta durante i lavori in quota. Ma come si distinguono? E quali requisiti devono rispettare? Ecco tutte le informazioni da conoscere. 

Le prerogative dei cordini anticaduta: normative e tipologie 

Quando si parla di cordini anticaduta facciamo riferimento a dei DPI flessibili. Servono per collegare l’imbracatura dell’operatore ad un dispositivo anticaduta o ad un punto di ancoraggio. Sono dotati di connettori e di un assorbitore di energia, concepito per dissipare la forza d’arresto originata da un’eventuale caduta. 

Devono rispettare le linee guida stabilite dalle normative EN 354 ed EN 355. La prima specifica i requisiti, i metodi di prova, le informazioni fornite dal fabbricante, la marcatura e l’imballaggio per i prodotti. La seconda, invece, riguarda le caratteristiche dei sistemi di assorbimento e dissipazione delle energie, altri componenti indispensabili dei cordini anticaduta. Ne esistono diverse tipologie: 

  • A lunghezza fissa e longe. Presentano una lunghezza definita, data dalla somma dell’insieme cordino + connettori + moschettone. Il termine longe indica la componente flessibile dello strumento.  
  • Regolabili. È possibile regolare la lunghezza dello strumento tramite una fibbia o un dispositivo bloccante. È fondamentale in diverse situazioni, ad esempio quando si utilizzano linee vita che vedono l’operatore in trattenuta. 
  • Guidati. Trasformano un cavo d’acciaio o una fune flessibile in una linea verticale. Sono scorrevoli, seguono i movimenti dell’operatore e sono collegati a connettore ed imbracatura. Si bloccano nel caso di una caduta, frenando l’accelerazione. 
  • Retrattili. Sono tra i più diffusi e sono disponibili in diverse dimensioni. In questo caso, il meccanismo di assorbimento è interno.

Situazioni di utilizzo dei cordini 

Come già accennato, i cordini anticaduta rappresentano uno dei possibili mezzi di collegamento tra l’operatore e il punto di ancoraggio selezionato.

Possono essere impiegati sia verticalmente (con il punto d’ancoraggio al di sopra dell’operatore), che orizzontalmente (con gli ancoraggi posti al di sotto dell’attacco o al livello del piano di calpestio). La seconda opzione viene quasi sempre sconsigliata in quanto il fattore di caduta aumenta esponenzialmente! 

Si tratta di strumenti indispensabili in tutti quei contesti in cui l’operatore è sottoposto a rischio di caduta, ad esempio su un tetto o su spigoli vivi di balconi. In particolare, si utilizzano quando non è possibile installare parapetti o impalcati di protezione.

 

I cordini anticaduta e di posizionamento, insieme a moschettoni e connettori, rappresentano degli elementi indispensabili nella catena dei dispositivi di sicurezza anticaduta durante i lavori in quota. Ma come si distinguono? E quali requisiti devono rispettare? Ecco tutte le informazioni da conoscere. Le prerogative dei cordini anticaduta: normative e tipologie Quando si parla di cordini anticaduta facciamo riferimento a dei DPI flessibili. Servono per collegare l’imbracatura dell’operatore ad un dispositivo anticaduta o ad un punto di ancoraggio. Sono dotati di connettori e di un assorbitore di energia, concepito per dissipare la forza d’arresto originata da un’eventuale caduta. Devono rispettare le linee guida stabilite dalle normative EN 354 ed EN 355. La prima specifica i requisiti, i metodi di prova, le informazioni fornite dal fabbricante, la marcatura e l’imballaggio per i prodotti. La seconda, invece, riguarda le caratteristiche dei sistemi di assorbimento e dissipazione delle energie, altri componenti indispensabili dei cordini anticaduta. Ne esistono diverse tipologie: A lunghezza fissa e longe. Presentano una lunghezza definita, data dalla somma dell’insieme cordino + connettori + moschettone. Il termine longe indica la componente flessibile dello strumento. Regolabili. È possibile regolare la lunghezza dello strumento tramite una fibbia o un dispositivo bloccante. È fondamentale in diverse situazioni, ad esempio quando si utilizzano linee vita che vedono l’operatore in trattenuta. Guidati. Trasformano un cavo d’acciaio o una fune flessibile in una linea verticale. Sono scorrevoli, seguono i movimenti dell’operatore e sono collegati a connettore ed imbracatura. Si bloccano nel caso di una caduta, frenando l’accelerazione. Retrattili. Sono tra i più diffusi e sono disponibili in diverse dimensioni. In questo caso, il meccanismo di assorbimento è interno. Situazioni di utilizzo dei cordini Come già accennato, i cordini anticaduta rappresentano uno dei possibili mezzi di collegamento tra l’operatore e il punto di ancoraggio selezionato. Possono essere impiegati sia verticalmente (con il punto d’ancoraggio al di sopra dell’operatore), che orizzontalmente (con gli ancoraggi posti al di sotto dell’attacco o al livello del piano di calpestio). La seconda opzione viene quasi sempre sconsigliata in quanto il fattore di caduta aumenta esponenzialmente! Si tratta di strumenti indispensabili in tutti quei contesti in cui l’operatore è sottoposto a rischio di caduta, ad esempio su un tetto o su spigoli vivi di balconi. In particolare, si utilizzano quando non è possibile installare parapetti o impalcati di protezione. Le caratteristiche dei cordini di posizionamento Per ciò che riguarda i cordini di posizionamento, rispondono alla normativa EN 358 e hanno la sola funzione di trattenuta. Consentono all’operatore di adottare una posizione stabile, mantenendo le mani libere per lavorare. Attenzione però: non si tratta di dispositivi anticaduta e si utilizzano in combinazione con imbracature e cinture di sicurezza. Devono essere dotati di un elemento di regolazione della lunghezza, staccabile e indipendente. Integrano, poi, dei dispositivi chiamati cricchetti, che si bloccano automaticamente garantendo comfort e sicurezza. Sono realizzati in diversi materiali: fune ritorta, a trefoli, corda statica o semi-statica, cinghia o cavo d’acciaio e sono disponibili in varie misure. Possiamo dividere i cordini di posizionamento in due macro-categorie: quelli destinati ai lavori in quota (con i piedi in appoggio) o quelli impiegati in sospensione. I principali contesti di utilizzo degli articoli di posizionamento Esistono diverse situazioni in cui si utilizzano i cordini di posizionamento: Su tralicci. Il cordino di posizionamento serve per operare a mani libere in sicurezza, effettuando operazioni durante la fase di risalita. Su scale portatili. Il cordino serve sia per svolgere operazioni sulla scala stessa, che per raggiungere un’altra posizione. Su un piano stabile a caduta impedita. Ad esempio, su tetti, terrazze con spigoli vivi o lucernari. Serve per creare un’area sicura del piano orizzontale, per permettere all’operatore di raggiungere le zone a rischio caduta. Su una piattaforma aerea o PLE. È essenziale prediligere un cordino regolabile in lunghezza, per impedire che il lavoratore sia sbalzato in caso di improvvise oscillazioni della struttura. Dove trovare le soluzioni anticaduta e di posizionamento più performanti? Da Work Secure! Nel catalogo di Work Secure, realtà italiana specializzata nell’ambito della sicurezza sul lavoro sono disponibili diverse tipologie di cordino. Il modello del brand MSA Safety, ad esempio, è concepito per effettuare collegamenti tra l’imbracatura di sicurezza e il punto di ancoraggio stabilito. Il cordino regolabile per il posizionamento sul lavoro GRILLON di Petzl, disponibile in diverse lunghezze, è una delle longe più vendute in Europa. Invece, SEKURALT 239 di Irudek è il cordino basico per il posizionamento sul lavoro. Dispone di certificazione EN 358 e si utilizza facendolo passare intorno ad un profilo, affinché raggiunga un posizionamento ottimale. Senza dimenticare, infine, che Work Secure offre un servizio di noleggio dei dispositivi necessari per la sicurezza delle aziende.

 

Le caratteristiche dei cordini di posizionamento

Per ciò che riguarda i cordini di posizionamento, rispondono alla normativa EN 358 e hanno la sola funzione di trattenuta. Consentono all’operatore di adottare una posizione stabile, mantenendo le mani libere per lavorare. Attenzione però: non si tratta di dispositivi anticaduta e si utilizzano in combinazione con imbracature e cinture di sicurezza. 

Devono essere dotati di un elemento di regolazione della lunghezza, staccabile e indipendente. Integrano, poi, dei dispositivi chiamati cricchetti, che si bloccano automaticamente garantendo comfort e sicurezza. 

Sono realizzati in diversi materiali: fune ritorta, a trefoli, corda statica o semi-statica, cinghia o cavo d’acciaio e sono disponibili in varie misure. Possiamo dividere i cordini di posizionamento in due macro-categorie: quelli destinati ai lavori in quota (con i piedi in appoggio) o quelli impiegati in sospensione.

I principali contesti di utilizzo degli articoli di posizionamento

Esistono diverse situazioni in cui si utilizzano i cordini di posizionamento: 

  • Su tralicci. Il cordino di posizionamento serve per operare a mani libere in sicurezza, effettuando operazioni durante la fase di risalita. 
  • Su scale portatili. Il cordino serve sia per svolgere operazioni sulla scala stessa, che per raggiungere un’altra posizione. 
  • Su un piano stabile a caduta impedita. Ad esempio, su tetti, terrazze con spigoli vivi o lucernari. Serve per creare un’area sicura del piano orizzontale, per permettere all’operatore di raggiungere le zone a rischio caduta. 
  • Su una piattaforma aerea o PLE. È essenziale prediligere un cordino regolabile in lunghezza, per impedire che il lavoratore sia sbalzato in caso di improvvise oscillazioni della struttura. 

Dove trovare le soluzioni anticaduta e di posizionamento più performanti? Da Work Secure!

Nel catalogo di Work Secure, realtà italiana specializzata nell’ambito della sicurezza sul lavoro sono disponibili diverse tipologie di cordino. Il modello del brand MSA Safety, ad esempio, è concepito per effettuare collegamenti tra l’imbracatura di sicurezza e il punto di ancoraggio stabilito.

Il cordino regolabile per il posizionamento sul lavoro GRILLON di Petzl, disponibile in diverse lunghezze, è una delle longe più vendute in Europa.

Invece, SEKURALT 239 di Irudek è il cordino basico per il posizionamento sul lavoro. Dispone di certificazione EN 358 e si utilizza facendolo passare intorno ad un profilo, affinché raggiunga un posizionamento ottimale. 

Senza dimenticare, infine, che Work Secure offre un servizio di noleggio dei dispositivi necessari per la sicurezza delle aziende. 

I cordini anticaduta e di posizionamento, insieme a moschettoni e connettori, rappresentano degli elementi indispensabili nella catena dei dispositivi di sicurezza anticaduta durante i lavori in quota. Ma come si distinguono? E quali requisiti devono rispettare? Ecco tutte le informazioni da conoscere.

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