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Maschera Elipse GVS Integra P3 Work Secure Antinfortunistica Umbria
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Maschera Elipse GVS Integra P3 R antipolvere riutilizzabile

Disponibile

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Maschera Elipse P3 Dispositivo di protezione Work Secure Perugia
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Maschera GVS Elipse P3 con filtri antipolvere sostituibili

Disponibile

32,20€ IVA Inclusa

Normativa EN 143

Nell’ambito dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie, la norma EN 143 stabilisce i criteri che i filtri antipolvere, dedicati cioè alla filtrazione di particelle come polveri da demolizioni e lana di vetro sono tenuti a rispettare. La normativa li classifica in varie tipologie e delinea specifiche prove di laboratorio che questi articoli devono superare per essere dichiarati conformi ai requisiti.

Una panoramica sulla norma EN 143

La norma EN 143, nei dettagli, riguarda i filtri antiparticolato che devono essere impiegati come componenti sostituibili nei dispositivi di protezione delle vie respiratorie non assistiti. Fanno eccezione, invece, i facciali filtranti e i dispositivi utilizzati per la fuga.

La normativa stabilisce i requisiti per le prove di laboratorio finalizzate a valutare la conformità dei filtri, tra cui test di efficienza di filtrazione. Le prove misurano la capacità del filtro di trattenere particelle di diverse dimensioni, al fine di garantire una protezione completa ed efficace.

La EN 143, inoltre, definisce i criteri per l’etichettatura e la marcatura dei filtri, consentendo agli utenti di identificare facilmente il tipo e le caratteristiche del modello in questione.

Cos’è un filtro antiparticolato? La classificazione delle tipologie

I filtri antiparticolato, conformi alla norma EN 143, sono progettati per filtrare particelle solide e aerosol presenti nell’aria dell’ambiente lavorativo. Costituiscono, infatti, una componente fondamentale dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie, offrendo una barriera efficace contro inquinanti come polveri, lana di vetro e altre sostanze pericolose.

Nei dettagli, è possibile suddividere i filtri in tre tipologie:

  • Classe P1. Comprende i filtri che proteggono da inquinanti a bassa tossicità e da rischi minori. Garantiscono un’efficienza filtrante dell’80% per le particelle più penetranti.
  • Classe P2. Include i filtri per rischi moderati. Essi, infatti, sono tenuti ad assicurare un’efficienza filtrante minima del 94% per le particelle più penetranti.
  • Classe P3. È la classe più alta, che annovera i filtri che proteggono da particelle dannose, adatti alle situazioni in cui il rischio è più elevato. In questo caso, l’efficienza filtrante minima per le particelle più penetranti è del 99,95%.

Quando sostituire un filtro antiparticolato

La sostituzione dei filtri antiparticolato è una pratica fondamentale per garantire la protezione dei lavoratori esposti a rischi respiratori. Infatti, è cruciale monitorare attentamente lo stato dei filtri, così da poterli sostituire per mantenere un’efficacia ottimale.

Ad esempio, se l’operatore avverte una resistenza eccessiva durante l’utilizzo del dispositivo, potrebbe essere un segno che il filtro è intasato o danneggiato. Chiaramente, anche eventuali danni fisici o segni di usura rendono la sostituzione necessaria.

Senza dimenticare, poi, che in determinati ambienti professionali, come gli ospedali o altri contesti sanitari, potrebbe essere indispensabile sostituire i filtri dopo ogni utilizzo per prevenire la diffusione di infezioni.

Quando non usare un filtro antiparticolato

Nonostante la loro efficacia nella filtrazione di particelle dannose, vi sono alcune situazioni in cui l’utilizzo di un filtro antiparticolato potrebbe non essere appropriato. Ad esempio:

Quando nell’ambiente di lavoro la concentrazione di ossigeno non è almeno del 19,5%. I filtri, infatti, sono concepiti per filtrare le particelle dannose, non per produrre ossigeno.
Per la cattura di vapori e gas, situazioni in cui occorrono dei filtri ad hoc.

Quando le concentrazioni di contaminanti sono superiori a quanto consentito dagli standard.